venerdì 24 febbraio 2017

Tolta la barriera architettonica: "Ho aspettato più di quattro anni"

Lieto fine per la storia di Chiara Laganà e tutti i disabili della Bicocca

Milano, 23 febbraio 2017 - «Uno scivolo, una pedana, una gittata di cemento. Basterebbe poco per risolvere il mio problema». Eppure ci sono voluti più di quattro anni. Per eliminare un gradino di appena 15 centimetri, ostacolo per la carrozzina di Chiara Laganà, 36 anni, affetta da una malattia degenerativa. Lo segnalava un anno fa esatto sulle pagine del Giorno. La barriera architettonica tra via Giolli e viale Fulvio Testi, periferia nord, la costringeva ad allungare il tragitto di oltre un chilometro per poter andare alla fermata del bus e raggiungere da lì il posto di lavoro. Ora il problema è risolto. Le brillano gli occhi, sorride. «Mi è cambiata la vita». Il gradino è sparito da una manciata di giorni: l’intervento atteso nell’area pubblica è stato realizzato. Non solo, «è stata creata una passerella che facilita la salita della carrozzina e che mi accompagna fino al marciapiede. Anche i paletti, tra i quali prima passavo a fatica, sono stati sistemati in maniera diversa, più funzionale. Non mi aspettavo tanto». Ma il cammino è stato lungo. A novembre del 2015, l’ex Consiglio di Zona 9 (ora Municipio) aveva approvato l’ennesima delibera all’unanimità chiedendo al Comune di eliminare la barriera architettonica. Non solo per Chiara, perché il problema toccava tanti disabili del quartiere. Noi avevamo affrontato con lei il tragitto quotidiano, quello che compie quando il meteo lo consente, perché «in inverno, quando piove e fa freddo, mi affido a un servizio di trasporto privato per disabili, a pagamento». Da casa sua, a pochi passi da viale Suzzani, fino a viale Fulvio Testi. Un percorso non lungo. Peccato che quel gradino le impedisse di accedere alla passerella pedonale ritagliata tra l’erba di via Giolli. «Ho provato a passare in mezzo all’erba, salendo da un cordolo più basso, ma mi sono incastrata due volte». Unica alternativa: arrivare fino a via Thomas Mann e poi tornare indietro, passando da un punto sicuro. Fino ad approdare alla fermata del bus 713 in via Bignami. Mezzo che le consente di raggiungere il posto di lavoro, una ditta che si occupa di ossigeno terapia a Sesto San Giovanni. «Adesso che non c’è più il gradino, i tempi si sono dimezzati. E naturalmente faccio anche meno fatica», sottolinea la ragazza. 
Soddisfatto anche Andrea Pellegrini, assessore alla Sicurezza del Municipio 9, che lo scorso anno aveva sollevato il caso. «La mia soddisfazione più grande è stata veder passare Chiara e Andrea (un altro ragazzo disabile, ndr) da quel punto. Dopo innumerevoli solleciti, delibere, mozioni, interrogazioni e segnalazioni inoltrati dal 2013, finalmente siamo arrivati a una soluzione, grazie alla costanza e alla determinazione di questi ragazzi». Ora, l’obiettivo è rendere agevole anche l’attraversamento di altri punti. Ad esempio, «all’incrocio tra viale Sarca e via Chiese, su quattro angoli c’è un solo scivolo», mostrava Chiara lo scorso anno. «E non è cambiato nulla».

Fonte: IL GIORNO

lunedì 20 febbraio 2017

COMUNICATO STAMPA: Samuele Piscina Presidente Municipio 2 di Milano e Luca Lepore (Assessore alla sicurezza e al demanio), “Occupati ex bagni pubblici via Esterle. Comune sgomberi e assegni spazi inutilizzati al Municipio"

"A pochi giorni dalla liberazione di via Fortezza, il Municipio 2 è nuovamente bersaglio delle occupazioni abusive” – intervengono Samuele Piscina (Presidente del Municipio 2 di Milano) e Luca Lepore (Assessore alla sicurezza e al demanio) – Questa volta a subirne le conseguenze sono i cittadini di Turro”.
“È stata infatti occupata abusivamente la sede degli ex bagni pubblici di via Esterle, passata alla cronaca pochi anni fa per dover ospitare una delle moschee del Comune di Milano, prima che Regione Lombardia fortunatamente ne impedisse l’utilizzo per tale scopo attraverso la Legge Regionale. Purtroppo, dopo l’entrata in vigore della legge, il Comune non ha riassegnato lo spazio e così, nella giornata di ieri, un gruppo di anarchici affiancati da immigrati e clandestini hanno divelto la saracinesca e hanno occupato abusivamente lo stabile”.
“La struttura è di proprietà del Comune di Milano. Abbiamo già sentito questa mattina l’Assessore Rozza che ci ha confermato che la questione è già in mano alla Questura. Sono preoccupanti le modalità di occupazione che sembrano le stesse dello stabile della ex De Marco”.
“Chiediamo che la questione venga trattata immediatamente dal Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica e che venga programmato lo sgombero in tempi celeri - concludono i 2 esponenti – al fine di consegnare alla giustizia gli ennesimi delinquenti e di garantire il rispetto delle leggi e l’ordine pubblico nel quartiere. Una volta liberato lo stabile, però, sarà necessario destinarlo a un impiego affinché le occupazioni non si ripetano. Per tale motivo chiediamo sin da ora al Comune di assegnare gli spazi vuoti comunali al Municipio. Abbiamo troppe associazioni che operano per la comunità che vorrebbero accedere a bandi per l’assegnazione degli stabili. Non si può più lasciare marcire questi edifici in attesa che vengano occupati abusivamente”.

mercoledì 15 febbraio 2017

(OMNIMILANO) Milano, 15 FEB - La "Lez", la Low emission zone che partirà a ottobre, è "un provvedimento bluff dal punto di vista della lotta al Pm10 e vessatorio perché ricade su chi ha ridotte capacità economiche". È questo il giudizio dei presidenti di cinque municipi governati dal centrodestra ed espresso oggi durante una conferenza stampa a Palazzo Marino. Durante l'incontro il presidente del Municipio 2 Samuele Piscina e i colleghi del Municipio 4 Paolo Guido Bassi, del Piscina lancia un appello al sindaco Giuseppe Sala e all'assessore Marco Granelli per "dilazionare un po' di più i tempi", anche perché "i parcheggi di interscambio non sono pronti" e "non possono essere previsti solo successivamente all'entrata in vigore della Lez". Sul tema inquinamento, per Bassi, "si vendono come provvedimenti miracolistici delle soluzioni che alla prova dei fatti non lo sono". Lardieri invita a "fare un ragionamento globale", per esempio si chiede "perché non prendiamo in considerazione l'asfalto mangia smog almeno nelle strade più trafficate?". Per Bramati, infine, il no dei municipi "vuole dare un segnale" anche per convincere la giunta a coinvolgere gli ex consigli di zona.
Municipio 5 Alessandro Bramati, del Municipio 7 Marco Bestetti e del Municipio 9 Giuseppe Lardieri hanno motivato il voto contrario che nel mese di gennaio i loro parlamentini hanno espresso nei confronti della low emission zone con altrettante delibere che hanno trovato, in qualche caso, la condivisione del Movimento cinque stelle. Per Bestetti, il primo a intervenire, "il provvedimento anziché lez dovevano chiamarlo bluff perché è un bluff ed è vessatorio". "L'assessore Granelli - ha aggiunto Bestetti per spiegare - ha diffuso delle slides sul modello di Renzi dalle quali emergerebbe un dato, e cioè che la lez interessa solo il 27% del parco auto di Milano e incide sul 60% del Pm10. La realtà è diversa, perché quel numero non è calcolato sul totale, ma è solo quello derivante dal traffico. Arpa Lombardia ci dice invece che il Pm10 prodotto dal traffico equivale al 43% del totale, di cui il 22% deriva dalle auto oggetto di lez, mentre il resto deriva dall'usura dei freni e dei pneumatici che riguarda anche le auto non inquinanti d non si riduce col provvedimento della lez". Quindi, ha concluso Bestetti, "l'unica percentuale su cui impatta la lez è il 65% di questo 22%, ovvero il 14%". A fronte di una riduzione delle emissioni che per i presidenti è residuale, il provvedimento risulta "vessatorio" perché "costringe 200mila cittadini a sostituire il proprio mezzo a fronte di benefici pressoché nulli".